1 febbraio 2021
Aggiornamento di tutte le attività di progettazione (da 1 a 7) e nuovi video incontri disponibili.

Dal platano di Napoleone un omaggio agli alberi delle colline piemontesi.

Per chi viene da Milano direzione il mare e la Liguria, sia che scelga il treno o l’automobile, passa da una località dal nome un po’ strano: “Tortona” che dentro di me, lontano dal suo reale significato, richiama alla mente l’immagine infantile di una torta, dove le colline del suo paesaggio si manifestano come leggere lievitazioni di pastafrolla che anticipano i rilievi ben più aspri dell’Appennino Ligure.
In realtà il nome, trasformatosi nel tempo da Derton, Dertona a Terdona e poi Tortona, sembra significasse “tre doni”, concetto che viene richiamato dalla simbologia del leone che porge la rosa presente sul gonfalone cittadino e che la tradizione identifica con “valore, lealtà, cortesia”(Comune di Tortona), qualità utilizzate per rappresentare le caratteristiche del territorio e dei suoi abitanti.

La storia di questo piccolo centro urbano ha spesso messo in risalto la sua particolare posizione geografica, punto centrale di importanti vie di comunicazione (importante snodo stradale verso Milano, Torino, Piacenza e Genova), caratteristica che ha segnato profondamente le sue vicende storiche. Uno dei più importanti eventi è stato senza dubbio lo scontro tra francesi e austriaci, nella famosa battaglia di Marengo che permise a Napoleone di aprirsi il cammino fino a Milano il 14 giugno del 1800.
Ed è a poca distanza da Tortona, nella frazione di Torre Garofoli, che ritroviamo un luogo di particolare interesse storico, la chiesa parrocchiale di Santa Giustina e Agnese e l’omonima cascina che ospitò il quartier generale di Bonaparte, strutture che, benché siano conservate in buono stato, difficilmente sono aperte al pubblico e possono essere visitate.

Purtroppo questa è una situazione abbastanza ricorrente nei piccoli paesi o nelle città di provincia. Il nostro paese, ricchissimo di attrazioni turistiche e beni culturali, molto spesso non riesce a renderli fruibili e disponibili al 100% per delle comprensibilissime difficoltà tecniche e organizzative.

La cascina di Torre Garofoli durante la campagna contro gli austriaci fu trasformata in un grande ospedale militare, lì furono portati gli austriaci e Napoleone vi passò la notte nella tarda serata di sabato 14 giugno1800. Seguiamo il flusso della storia e proviamo a ripercorrere il tragitto che rese famosa questa località oggi ai più completamente sconosciuta.

“Dopo una breve pausa impiegata dagli austriaci per serrare i ranghi, gli attacchi ripresero con più vigore e intorno alle 15,00 la battaglia sembrava perduta con lo schieramento francese che arretrava verso località Torre Garofoli. Ma proprio quando tutti i sogni di gloria parevano svaniti, avvennero due fatti che cambiarono le sorti della giornata: il generale Mélas lasciò imprudentemente il comando al generale Zach, mentre Charles-Antoine Desaix arrivò a Marengo con un rinforzo di circa 5.000 uomini. Il Primo Console, sorpreso da tanta fortuna, ordinò al fidato amico di contrattaccare con vigore le linee austriache: alle 17.30 alla testa della 9a demi-brigade légère il giovane Desaix rovesciò lo sbarramento dei reggimenti di fanteria austriaci di Wallis e Kinsky. Purtroppo durante l’avanzata, vicino a Vigna Santa, Desaix fu raggiunto da un mortale colpo di fucile”(fonte: difesaonline.it).

In questo breve viaggio nella storia potremmo facilmente arrivare fino alle porte di Alessandria, superare il museo della battaglia di Marengo, aperto solo la domenica dalle 15.00 alle 19.00 e imbatterci in quello che è uno degli alberi più antichi e dimenticati d’Italia: un platano appartenente a un viale alberato che Napoleone stesso fece piantare per commemorare i caduti di quella battaglia e sopravvissuto fino ad oggi, benché in una posizione estremamente infelice, circondato dalla trafficatissima Strada Statale n.10.

“Agli inizi del Novecento erano ancora presenti cinque esemplari, un paio dei quali furono abbattuti durante la costruzione del nuovo ponte sulla Bormida. A tutt’oggi ne rimangono tre: due alla fine del ponte, incastrati fra guardrail e reti metalliche, e il maestoso platano. Un cartello verde ai suoi piedi ricorda che faceva parte di un progetto chiamato «Percorso verde tra gli alberi della tua città». Il platano di «Alessandria» ha un’altezza prossima ai quaranta metri, un fusto a petto d’uomo di circa otto metri di circonferenza e un tronco che a due metri di altezza si separa in quattro grandi rami portanti. Durante il periodo estivo, la sua chioma copre un’area di circa 400 mq. Dovrebbe trattarsi di un platano occidentale (platanus occidentalis l.) ovvero, a parere dell’esperto Tiziano Fratus autore del Quaderno degli alberi antichi e leggendari, di un platanus x acerifolia, vale a dire un ibrido ottenuto incrociando platanus orientalis e platanus occidentalis” (fonte: https://lavocealessandrina.it).

Questo platano pluricentenario di duecentoventi anni ben rappresenta oggi, più che una testimonianza vivente del passato, quel conflitto che spesso caratterizza e ha costantemente segnato il rapporto tra Uomo e Natura, rapporto che questa pandemia globaleci impone di considerare con nuove prospettive e punti di vista.
Una visita a questo luogo, che a prima vista sembra non avere una particolare vocazione turistica, potrebbe aiutarci ad assumere una nuova coscienza che per una volta sia lontana dagli interessi umani promossi dal nostro sviluppo sociale e culturale e provi invece ad avere un maggior spirito critico e consideri la nostra presenza su questo pianeta come assolutamente non scontata e che vede proprio negli alberi e nel loro finto immobilismo un vero testimone di eccellenza.

A questo punto un’esplorazione tra i paesaggi e gli alberi delle colline piemontesi diventerà un’esperienza in grado di consolidare altri importanti valori…

Immagini: Imago Editor (Cristiano Mutti)


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