1 febbraio 2021
Aggiornamento di tutte le attività di progettazione (da 1 a 7) e nuovi video incontri disponibili.

Arco 65 – 2065 slm.

Ogni tanto, nelle giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore e guardarlo, giacché, disegnato sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.

(Alessandro Baricco)

Percorso “Arco 65 – 2065”

La vita frenetica di tutti i giorni, ancor più in un periodo particolarmente difficile come quello presente in cui, a causa della pandemia, non possiamo godere di una certa libertà di spostamento, scoperta e svago, ci fa comprendere quanto siano importanti valori come la “lentezza” sia fisica che mentale. E’ arrivato il tempo di fermarsi, guardare ciò che ci circonda con occhi diversi, riscoprire con curiosità la natura in tutte le sue forme, farsi domande sulla nostra storia, sul presente e su ciò che ci aspetterà in futuro. Ma una riflessione così profonda e intima ha bisogno di essere stimolata con esperienze che ci mettano in contatto con la bellezza della natura, con la storia che hanno vissuto i nostri padri, con i cambiamenti che avverranno nel nostro futuro se non saremo responsabili verso noi stessi e verso ciò che ci circonda.


Arco 65 – 2065 è un percorso che permette di conoscere il territorio sito nel comune di Arco di Trento, nell’Alto-Garda Trentino, un luogo ricco di storia e natura, da scoprire con “lentezza” in qualsiasi periodo dell’anno, da soli o in compagnia, per un’esperienza autentica di riflessione e di contatto con ciò che ci circonda. Durante il nostro “viaggio”conosceremo gli aspetti che caratterizzano ogni parte del territorio: dalle rive del Lago di Garda alle cime delle Alpi Orientali, dalla macchia mediterranea alle foreste di conifere, dalle spiagge assolate dei surfisti alle cime innevate degli sciatori. Il tracciato è percorribile a piedi e per la maggior parte anche in bicicletta, con la possibilità di effettuare delle soste e delle deviazioni durante il percorso, perché la curiosità e la voglia di scoprire sono un ingrediente fondamentale dell’esperienza.


Il nostro percorso nasce dalle rive del Lago di Garda, a quota 65 m. slm., dove Il clima mite, influenzato dalla presenza del lago, permette la crescita di numerose specie tipiche dei climi mediterranei, quali l’olivo, il mandorlo e il cipresso. Dalle foci del Sarca, si snoda una pista ciclabile che affianca il fiume: proseguendo in direzione nord verso Arco, possiamo scorgere i vigneti e gli uliveti arroccati sulle pendici del monte Brione, caratterizzati dai tipici muri a secco realizzati dagli abitanti del luogo nel corso dei secoli. Proprio su questi muretti è facile trovare cespi di timo, origano selvatico e salvia campestre che durante la fioritura profumano intensamente l’aria. La zona più pianeggiante che circonda il fiume è ricca di coltivazioni il cui re incontrastato è il “Broccolo di Torbole”, prodotto tipico e presidio SlowFood. In estate il clima caldo tipico del fondo valle è mitigato da due venti che spirano ogni giorno puntuali: al mattino il “Peler”, una brezza fresca da nord-est, e il pomeriggio “L’Ora del Garda”, un vento che spira con forza creando sul lago onde ideali per i surfisti e rinfrescando tutta la vallata del Sarca.


L’Alto Garda visto da sud; sullo sfondo Arco e il Monte Stivo

Dopo una camminata di circa cinque chilometri su un percorso ciclo-pedonale pianeggiante lungo le rive del fiume Sarca, da dove è possibile scorgere uccelli acquatici a caccia di trote nel fiume, si arriva al centro storico di Arco: vale la pena fare una piccola deviazione per scoprire il castello medievale immerso in un meraviglioso uliveto o perdersi tra le strette viuzze del centro, magari concedendosi una sosta in qualche locale tipico per gustare i piatti della tradizione. In estate la cittadina brulica di turisti e amanti dello sport outdoor. Lo sapevate che Arco è internazionalmente conosciuta come “la Mecca del Climbing”? Non c’è climber che si rispetti che una volta nella vita non sia venuto ad Arco, grazie alle sue innumerevoli palestre di roccia naturale, di ogni tipologia e difficoltà, e una volta arrivati in cima lo spettacolo è sempre sorprendente! Se l’idea di provare un’escursione con imbragatura e caschetto ti solletica, puoi contare sulle guide locali specializzate che sapranno farti vivere un’emozione incredibile.


Il Castello di Arco

Riprendiamo il nostro percorso sempre sulla pista ciclo-pedonale che ci porta comodamente fino all’abitato di Bolognano: da qui partono diversi sentieri segnati dalla SAT (Società Alpinisti Tridentini) verso le zone di Monte Velo e Monte Stivo; tra ulivi e castagneti, tra noccioli e lecci, il percorso sale in quota fino alla sommità del Monte Corno. Qui, in posizione panoramica e quindi strategica per il controllo del sottostante punto di passaggio, si trova un articolato complesso difensivo della Grande Guerra, composto di trincee, camminamenti, gallerie, postazioni di artiglieria e per fucilieri. La “Busa dei Capitani” è così chiamata per due busti in bassorilievo rinvenuti all’interno dei ruderi di un edificio militare. Inizialmente non si riconobbe l’identità dei personaggi raffigurati, finché un esperto di storia locale non li identificò con l’imperatore Francesco Giuseppe e il suo successore al trono l’arciduca Carlo d’Asburgo. Di quest’ultimo, che frequentò spesso il fronte trentino in qualità di comandante del Corpo d’Armata, è ben visibile anche una firma, con ogni probabilità autentica. La vista del Lago di Garda da quassù è mozzafiato!


Siamo ormai giunti a quota 1.000 m. slm.; a metà percorso ci aspettano i folti boschi del Monte Velo e i rapaci che amano planare sulle creste degli abeti. Dopo tanto camminare, durante la stagione più calda, la temperatura qui è piacevole e fresca, l’ideale per fare una sosta in uno dei due agriturismi locali, all’ombra di noci, ciliegi e ippocastani, per gustare qualche piatto semplice ma genuino. Se invece la giornata sta volgendo a sera, è possibile fermarsi a riposare al B&B “Vello d’Arco”che si trova lungo il percorso e godersi il tramonto dallo splendido giardino che sovrasta tutta la vallata del Sarca per ammirare le cime del gruppo Adamello-Brenta colorarsi di rosso.


Partendo da Monte Velo, possiamo già vedere in alto la nostra meta: Monte Stivo e i suoi dolci pendii, in estate color verde smeraldo, in autunno punteggiati di oro e di rosso, in inverno meravigliosamente ricoperti da un manto candido. Per arrivare al primo punto di sosta bisogna camminare per circa un’ora su un sentiero immerso nel bosco; all’inizio il folto delle piante impedisce la vista, ma quando si arriva a quota 1.450 m. slm. improvvisamente gli abeti lasciano il posto al pino mugo e ad arbusti più bassi. In primavera sui prati è un trionfo di peonie, tulipani, anemoni, ranuncolo, genziane e primule di tutti i colori. Ora la vallata dell’Alto-Garda si apre di fronte a noi: verso sud il Lago di Garda sembra riposare protetto dalle montagne che lo circondano e a nord le Dolomiti appaiono in tutta la loro maestosità. Durante la camminata è facile incontrare volpi, camosci, caprioli, uccelli di specie diverse e sentire le marmotte fischiare dai loro nascondigli tra le rocce.


Dopo una pausa alle malghe poste a metà montagna per dissetarci e ammirare il panorama, affrontiamo l’ultimo tratto del percorso, il più impegnativo ma il più ricco di emozioni: l’aria si fa più fredda e tagliente sul nostro viso, il sole ci abbaglia con i suoi raggi e il cielo si tinge di un blu cristallino. Il nostro respiro si accorcia, un po’ per la fatica e un po’ per l’altitudine e i nostri passi rallentano per assecondare il terreno sassoso. Ma la fatica alla fine è ripagata da una vista spettacolare quando, arrivati sulla cima del Monte Stivo a quota 2.058 m., ci accorgiamo di essere su una terrazza naturale da cui si gode di una vista a 360° su tutte le Alpi Orientali e sulle due vallate, quella del Sarca e quella dell’Adige. Se la giornata è particolarmente tersa, ad esempio dopo un temporale estivo, da quassù si intravede Venezia con il campanile di San Marco che svetta sulla laguna. Manca ancora qualche metro per arrivare ai fatidici 2065 m. slm. e aver compiuto così un’escursione di ben 2.000 m. con la sola forza delle nostre gambe. La cima è sotto ai nostri piedi ma lo sguardo non può che perdersi all’orizzonte e quando ci sembrerà di poter toccare le nuvole con le dita, sapremo di aver finalmente raggiunto la nostra meta.


A questo punto si è conclusa la parte più importante del nostro viaggio, la scoperta di un territorio sempre diverso e sempre bellissimo, in qualsiasi stagione dell’anno. Il tempo di riposare per un po’ presso il rifugio Marchetti posto poco sotto la cima ed è ora di scendere, con gli occhi pieni di viste mozzafiato, accompagnati da una coppia di aquile che volteggiano sopra di noi a ricordarci che la natura è immensamente generosa con noi e che noi dobbiamo rispettarla e preservarla per il nostro bene e per quello dei nostri figli.


Finalmente siamo arrivati sulla cima!

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